Corsa all’Anello di Narni: la sfida dei terzieri nella giostra medievale
“Filomè, Filomè,
voglio stare insieme a te,
sul sofà, sul sofà
con lo zigolo zigolo za”
Bicchieri di terracotta colmi di vino rosso vengono passati ritmicamente verso destra, scandendo il tempo della filastrocca su lunghi tavolacci di legno nell’osteria di Santa Maria. Ad ogni colpo, ognuno deve passare il proprio bicchiere a destra, ricevendone al contempo uno da sinistra. Sullo zigolo zigolo za, poi, le cose si complicano: il bicchiere va portato a destra, riportato a sinistra per poi esser passato a destra. Chi sbaglia un movimento, chi sbaglia a cantare o chi versa il vino beve. E gli altri bevono pure loro, ché Santa Maria ha vinto di nuovo e bisogna festeggiare. Ed è tutto un vociare festoso e cori da stadio che inneggiano ai colori di casa (arancio-viola) e sbeffeggiano gli avversari: Fraporta e Mezule. Si tira a festeggiare fino a notte e i cavalieri vengono incensati: per un altro anno, il secondo di fila, Santa Maria sarà il terziere vincitore.
La festa ha origini lontane: gli statuti di riferimento, che parlano dei festeggiamenti per la festa patronale (San Giovenale, 3 maggio), tra culto e giochi, risalgono al 1371. Allora la parte ludica era costituita dalla corsa all’anello, che si svolgeva in piazza dei Priori e da un palio che partendo da fuori città finiva nella stessa piazza. Tre i terzieri, come oggi: Fraporta (fora porta), Mezule (mezzu là) e Santa Maria.
Nella versione moderna della Corsa all’Anello, la cui prima edizione risale al 1969, il palio è stato eliminato e c’è stato negli anni un errore che ha portato ad invertire i nomi di Fraporta e Mezule. Solo che adesso vaglielo a dire a un fraportano che in realtà è di Mezule. Tolte queste piccole varianti, la rievocazione storica è eseguita con scrupolo quasi maniacale. Vengono seguiti passo per passo gli antichi statuti e la severa ricerca iconografica per i costumi non si ferma mai.
Oltre alla corsa, oggi c’è il corteo storico e la ricreazione del miglior ambiente medievale che prevede l’apertura di antiche botteghe di artigiani ed antichi mestieri e di taverne.
Narni ed i narnesi questa festa la vivono con un trasporto fortissimo. Le sartorie si mettono all’opera già ad ottobre, e, tra febbraio e marzo cominciano a lavorare a ritmi industriali. E partecipano tutti, ognuno apportando il contributo che può, tutti volontari, ovviamente. Si cerca di darsi da fare per onorare il proprio terziere, perché trionfi sugli altri, per poter passare un anno a testa alta mentre gli altri chinano il capo.
In generale, Fraporta è il terziere che di anno in anno si distingue sempre per il corteo e per l’ambiente. Il lavoro che c’è sotto è di quelli che solo la passione può alimentare. Lo studio delle iconografie è attentissimo alla coerenza spazio-temporale, quello storico a riproporre le varie famiglie notabili, i personaggi di spicco e quelli simbolici, ed il lavoro in sartoria è dei più pregiati. Non a caso, anche quest’anno Fraporta ha vinto quella competizione. Uomini di concetto, i fraportani.
Sabato sera. Ognuno partendo dal proprio terziere, i tre cortei hanno marciato fino a riunirsi nella centrale piazza dei Priori, dando origine ad un unico corteo aperto dal gruppo rappresentativo del Comune di Narni, seguito da quelli dei tre terzieri secondo l’ordine di arrivo della Corsa dell’anno scorso: Santa Maria, Mezule, Fraporta. Ecco i tamburini ed i gruppi musici, ecco i notabili, le famiglie, ed ecco le Dame degli anelli che portano i trofei: gli anelli vinti nelle edizioni precedenti.
Va detto, che gli uomini di concetto per lo più non sono uomini di azione e Narni non smentisce questa regola. Se ad oggi Santa Maria aveva vinto 18 anelli e Mezule 16, Fraporta fa da fanalino di coda ben distante dai rivali, con soli 8 trofei conquistati. Quest’anno c’erano tutti gli elementi per una corsa emozionante. Mezule aveva vinto 5 anelli consecutivi dal 2006 al 2010 (record assoluto), ma l’anno scorso, all’ultima tornata, si videro strappare il sesto trofeo da Santa Maria. Così quest’anno volevano rimediare e riportare a casa l’anello. Santa Maria, dal canto suo, voleva riconfermarsi ed inaugurare un filotto di vittorie, magari per superare il record di 5 degli avversari. Fraporta, infine, ce l’avrebbe messa tutta per non sfigurare, per portare a casa un trofeo che manca dal 2004 e rimpinguare la ariosa bacheca del terziere.
Domenica arrivo allo stadio San Girolamo con circa un' ora di anticipo e le gradinate, sono già gremite, colorate e rumorose. Uno degli spalti è completamente arancio-viola, l’altro è divisa a metà: bianco-nero (Mezule) e rosso-blu (Fraporta). Quando i tre cortei fanno il giro di campo è un alternarsi, tra una gradinata e l’altra, di incitamenti e sfottò, di fischi e di cori, cui i rappresentanti dei terzieri rispondono ora con un saluto, ora con il segno delle corna, le dame degli anelli alzano i trofei davanti agli spalti raccogliendo applausi e “Buhu”.
È tutto pronto. Il campo è trasformato in una pista ellittica, ed al centro dei due rettilinei è piazzata un asta da cui pende un anello del diametro di 6 cm. Si sfidano due cavalieri alla volta, rincorrendosi ed infilando gli anelli con una lancia di 260 cm. Il primo cavaliere che arriva ad infilare il terzo anello fa cadere quello dell’avversario tramite un congegno. La sfida è conclusa e si contano i punti. 15 punti ogni anello cui vanno sottratte le penalità. Ogni terziere schiera tre cavalieri ognuno dei quali corre contro due avversari. Quindi si hanno 3 tornate e 9 corse in tutto. Alla fine i giudici sommano i punti delle tre tornate ed incoronano il terziere vincitore.
Via. I magnifici purosangue contraggono e distendono le falcate mostrando muscoli potenti, sbuffano, alzano con gli zoccoli zolle di terra, volano sul prato criniere al vento. I cavalieri li dirigono, puntano le lance, infilano un anello dopo l’altro. Ritmata dagli “olé” del pubblico, la prima tornata, tra cavalli che non vogliono partire ed altri che abbattono le bandierine laterali si conclude con Santa Maria in vantaggio con 60 punti contro i 45 di Mezule e i 30 di Fraporta. La seconda tornata è buona per Fraporta che raggiunge Mezule a 75, ma Santa Maria riesce a difendere il vantaggio portandosi a 135.
La terza, si sa, è la più emozionante. Quando Santa Maria, nel primo scontro, riesce a tener testa a Mezule, i giochi sembrano fatti ma poi scende in campo il terzo purosangue di Fraporta, un cavallo maestoso, potente e nervoso che divora il prato con falcate ampie e veloci, guidato da Secondi, un cavaliere esperto. Secondi vince lo scontro con il rivale di Mezule portandosi a soli 15 punti da questi ed a 45 da Santa Maria. Vincendo contro Santa Maria, e sperando in qualche penalità dell’avversario, Fraporta potrebbe addirittura vincere. Sembra un’impresa disperata, ma alla Corsa dell’Anello tutto può succedere e Secondi con il suo purosangue sembra esser capace di tutto. Al primo anello, infatti, Fraporta arriva con un buon vantaggio e tra gli spalti crescono le emozioni. Mezule si vede già terza, un barlume di speranza si accende nei cuori dei fraportani, mentre i sostenitori di Santa Maria stringono i pugni come ad impugnare le redini. Alla seconda curva Secondi arriva di slancio, il terreno, le cui zolle vengono risistemate dopo ogni corsa, non regge più come all’inizio, il cavallo di Secondi scivola, si siede, cade. La lancia di Secondi si spezza, è finita, Fraporta è terza anche quest’anno. Il cavaliere di Santa Maria prosegue quella che ormai dovrebbe essere soltanto una marcia trionfale, ma alla curva successiva cade anche lui. Qualche attimo di apprensione per il cavaliere che rimane a terra per pochi minuti. Poi si rialza, è tempo di festeggiare, Santa Maria ha vinto!
Filomè, voglio stare insieme a te!
