I Mercati delle Gaite di Bevagna: un salto nel medioevo

21.06.2012
mercato_gaite_bevagna_umbria
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Nella cittadina umbra in provincia di Perugia, a giugno si viene catapultati per dieci giorni  nel XII secolo

 

L’odore è quello umido di una cantina di pietra, della legna che brucia, della cera fusa. L’odore è di terriccio e foglie fresche. È quello della tela grezza e delle stoffe più pregiate. L’odore è di bestie, di fieno, di cibi speziati, di vino, di mercato. Sono a Bevagna, ci sono i mercati delle Gaite e sono nella bottega del Mastro Ceraiolo. La cantina di pietra è illuminata dalla luce naturale che arriva dalla grande porta e da quella di alcune fiaccole. Al centro della stanza c’è un pentolone da strega fumante. Il fuoco crepita, la cera si scioglie. Appese sotto il soffitto, le candele artigianali di cera grezza, di quella gialla. Stanno appese a due a due, attaccate per lo stoppino. Sulle mensole di legno, lungo una parete, ci sono parti di alveare e grossi blocchi di cera. Il Mastro Ceraiolo ci spiega come si estrae la cera dagli alveari, poi prende un blocco e lo immerge nella pentola. Quando la cera è sciolta si prende uno stoppino, lo si piega a metà e si immergono le due estremità nella cera bollente. Poi si appende ad un congegno fatto apposta, circolare e rotante, con ganci per appendere le candele su tutta la circonferenza. Finito il giro, le prime candele sono raffreddate e allora si procede ad una seconda immersione, poi una terza e così via, fino ad ottenere lo spessore desiderato.

Sono al Conio. Le monete vecchie, sformate, macchiate, vanno rifatte, ripulite per essere di nuovo utilizzabili. Le si porta qui e, per una piccola commissione, sulla base del peso del metallo, si fanno coniare ex-novo.  Una volta pesate, le monete vengono messe in un pentolino e fuse, poi messe in degli stampini e  plasmate, arrotondate a colpi di martello, vi viene impressa l’effige. Vengono raffreddate e poi lavate con acqua e aceto. Le monete sono come nuove.

Sono al setificio. In una stanza i bachi nascono in letti di foglie, mangiano e crescono fino ad arrampicarsi su rametti lasciati lì apposta e fare il loro bozzolo. In un’altra stanza c’è il telaio ed una ragazzina in abito medievale che lavora ad uno scialle, forse, passando velocemente la spoletta da una parte all’altra ed azionando il meccanismo con i pedali. Nel vano di fronte, c’è anche un telaio più complesso, quasi industriale.

Sono, alla fine, ai mercati delle Gaite. Ed è tutto un fuggi fuggi, quelli dei mercati cui siamo abituati, ma con meno roba sugli scaffali, con odori più intensi, meno delicati, con gli animali nelle gabbiette e nei recinti, con vestiti meno “uguali”, ad ognuno il suo. Col fieno per terra e un peccatore alla gogna. Con i tendaggi dei banchetti e i tavolacci di legno, con i musici allegri che cantano stornelli. Con le spezie, con i mosti, le gallette e i dolciumi.

Questa è Bevagna. Bevagna tra il 14 e il 24 giugno, quest’anno. La rievocazione storica delle Gaite, dal 1989 ad oggi è diventata tra le più importanti d’Italia, tra le più rigorose nella ricostruzione. Sarà per la tigna umbra o sarà per il fatto che, in questa festa medievale, la gara sportiva non è il centro della manifestazione, ma solo una delle competizioni. C’è il tiro con l’arco, ma ci sono anche, e soprattutto, la ricostruzione degli antichi mestieri, il miglior pranzo medievale, e il miglior mercato, in cui è di centrale importanza il rigore, la fedeltà storica e la cura dei particolari. Si sfidano i quartieri di Santa Maria, San Giorgio, San Giovanni e San Pietro ed ogni anno vengono chiamati a far da giuria professori universitari e medievalisti.

Allora, passare una giornata a Bevagna in questi giorni, significa trasferirsi per qualche ora nel medioevo, a partire dagli odori, ai sapori di un elisir offerto, ai colori degli abiti e dei mercati, alla leggerezza della seta, fino ai canti ed agli stornelli.
Avete tempo fino a domenica, ce lo fate un salto?

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