55° Festival dei Due Mondi di Spoleto
Spoleto a luglio diventa un palcoscenico. Sì, perché quando si passeggia per le sue viuzze durante il Festival dei Due Mondi si ha come l’idea che tutta la città sia l’attrazione, che i passanti, i turisti, chi si ferma e chi cammina, siano altrettanti spettatori non paganti con i quali si instaura da subito un rapporto di complicità. Diventa qualcuno per noi chi con noi condivide una bellezza, di qualsiasi tipo, e allora, scambiare un occhiata con una signora in piedi accanto a me, vedere uno sguardo rapito e ricevere un sorriso, vuol dire capirlo e condividerlo quel sorriso. Quel sorriso sta nell’incanto e nella purezza della voce di Wang Yang, accompagnata da Yuko Watanabe al pianoforte. Siamo a Palazzo Mauri e nell’androne soprano e tenori si alternano a cullare i presenti con voci pulite, chiare, appassionate.
Uscire di lì è calarsi nel festival, nella Spoleto teatro, dove le stradine sono altrettanti corridoi che si aprono su palchetti, affacciati su palcoscenici a forma di piazza, di slargo. I musici che percorrono questi corridoi per fermarsi nelle piazze passano tra le istallazioni di +50 sculture nella città, nella Sala Pegasus, nella bellissima ex chiesa di San Lorenzo Illuminatore c’è Campo 10982 dell’artista israeliano Shay Frisch Peri, un’istallazione molto potente che non poteva trovare location migliore. A San Lorenzo Illuminatore, nel buio quasi totale, una grande croce costruita con prese multiple attraversate dall’elettricità sovrasta l’altare. Per le strade c’è festa e tra una mostra e l’altra, al suono di musiche soavi, l’aria sembra si faccia frizzante nell’attesa del grande evento serale. Al calar del sole, infatti, grandi artisti hanno calcato le tavole dei palcoscenici cittadini. Da Stefano Benni a Luca Ronconi per il teatro, dalla musica classica a quella contemporanea, fino alla danza, Spoleto anche quest’anno ha ospitato l’arte, la tradizione e l’innovazione nazionale ed internazionale.
C’è chi giura che questo 55° Festival dei Due Mondi fosse l’ultimo – un certo Vittorio Sgarbi per non fare nomi – a me invece il festival è sembrato proprio in salute. Il sogno di Menotti è cresciuto, è diventato un’istituzione, è seguito. Io quindi andrò al 56° festival l’anno prossimo… Un “prrrrrrr” agli uccelli del malaugurio se venite anche voi. Prrrrrrr
Uscire di lì è calarsi nel festival, nella Spoleto teatro, dove le stradine sono altrettanti corridoi che si aprono su palchetti, affacciati su palcoscenici a forma di piazza, di slargo. I musici che percorrono questi corridoi per fermarsi nelle piazze passano tra le istallazioni di +50 sculture nella città, nella Sala Pegasus, nella bellissima ex chiesa di San Lorenzo Illuminatore c’è Campo 10982 dell’artista israeliano Shay Frisch Peri, un’istallazione molto potente che non poteva trovare location migliore. A San Lorenzo Illuminatore, nel buio quasi totale, una grande croce costruita con prese multiple attraversate dall’elettricità sovrasta l’altare. Per le strade c’è festa e tra una mostra e l’altra, al suono di musiche soavi, l’aria sembra si faccia frizzante nell’attesa del grande evento serale. Al calar del sole, infatti, grandi artisti hanno calcato le tavole dei palcoscenici cittadini. Da Stefano Benni a Luca Ronconi per il teatro, dalla musica classica a quella contemporanea, fino alla danza, Spoleto anche quest’anno ha ospitato l’arte, la tradizione e l’innovazione nazionale ed internazionale.
C’è chi giura che questo 55° Festival dei Due Mondi fosse l’ultimo – un certo Vittorio Sgarbi per non fare nomi – a me invece il festival è sembrato proprio in salute. Il sogno di Menotti è cresciuto, è diventato un’istituzione, è seguito. Io quindi andrò al 56° festival l’anno prossimo… Un “prrrrrrr” agli uccelli del malaugurio se venite anche voi. Prrrrrrr
