Deruta: il centro umbro dell’arte della ceramica, ma non solo
A Deruta, quando ci si va da turisti, ci si va per le ceramiche e non si rimane affatto delusi. Però ci si trova anche altro, a stupire, a lasciare un’inaspettata bellezza negli occhi. Questo paesino sulla E45 che noi umbri incrociamo innumerevoli volte muovendoci tra Terni e Perugia, di cui notiamo il grande, grandissimo vaso piazzato accanto alla pompa di benzina che si trova tra le uscite di Deruta Centro e Deruta Nord, al visitatore parla di antichi splendori. Deruta era un centro importante, a livello strategico e commerciale, era un centro ricco e potente, lo dice la struttura, le imponenti difese, le tre porte che le offrono accesso, la grande ed elegante piazza, la maestosa chiesa col suo alto campanile.
La ceramica, prima di tutto. Ti viene a prendere fuori al paese, già sulla E45, dicevo. E poi su per le viette del paese nuovo. La macchina la lascio fuori Porta Sant’Angelo, in uno slargo molto carino. Le mura di cinta che proteggevano il borgo sono molto ben conservate, e la porta è collocata su un’affacciata che guarda la vallata di traverso. Già nel piazzale i primi segni identitari: targhe in ceramica, maioliche, un primo negozio di vasellame proprio accanto alla porta. E poi si entra. Deruta si decora con la sua ricchezza: le maioliche colorate con motivi decorativi o figurativi (per lo più religiosi) spuntano qua e là, sui muri dei palazzi, sui muretti dei giardini. Qui l’arte è carattere, è identità. L’effetto è, non direi frivolo, e neanche discreto, ma leggero, delicato. Mattonelline piccole, frammenti, colori.
Sono proprio le mattonelle ed i colori ad attirarmi per Via El Frate, piegando a sinistra invece di proseguire dritto per la via che mi avrebbe portato nella piazza principale. Presto le ceramiche dell’Antica Fornace iniziano il loro richiamo. Il bravo ceramista utilizza le maioliche, i vasi ed i piatti colorati per indicare la strada al turista verso uno dei simboli più antichi del paese. Quando ci arrivo mi ritrovo di fronte ad un muro pieno di frammenti di ceramica colorata incastonati. Dentro, uno spazio stretto, pieno pieno di ceramiche in stile raffaellesco, ma non solo. In fondo, la fornace etrusca. Sì, a Deruta hanno iniziato veramente presto a lavorare la ceramica. Ci si entra, sotto, nella parte in cui si metteva il fuoco. Uno spaziettino piccolo, in pietra, riempito di reperti archeologici. Nella parte superiore, il vano per la cottura. I vasi vi venivano murati dentro per una settimana. Poi si riapriva poco a poco, e si lasciava raffreddare lentamente perché le ceramiche non si spaccassero.
Uscito dalla fornace proseguo per viette e scalinatelle e la presenza delle decorazioni e delle botteghe d’arte non mi lascia mai. Vicolo vicolo, si spunta, a toglier fiato, nella bellissima piazza dei Consoli. La piazza è molto ampia, sviluppandosi in lunghezza seguendo il lato della chiesa di San Francesco. È una piazza elegante, di quelle importanti che, come dicevo prima, testimoniano antichi fasti. In fondo alla piazza c’è una bellissima fontana. La chiesa, poi, col suo alto campanile è di quelle che si trovano solamente in centri di un certo spessore. All’interno era completamente affrescata, e parte degli affreschi si sono fortunatamente conservati. Più giù, la chiesa di Sant’Antonio Abate, con bellissimi affreschi di Benedetto Bonfigli.
Scopro così che a Deruta ci sono stati prima gli etruschi, poi i romani. Nel medioevo era un importante baluardo di Perugia verso sud e nel rinascimento raggiunse il suo massimo splendore.
Una sorpresa molto piacevole, insomma, di cui non vi tolgo il gusto. Lascio qualche foto ad arrivare dove non arrivano le parole, ed alla vostra curiosità, se l’ho stuzzicata, il compito di portarvici in prima persona. Raccontatemi voi il resto…
La ceramica, prima di tutto. Ti viene a prendere fuori al paese, già sulla E45, dicevo. E poi su per le viette del paese nuovo. La macchina la lascio fuori Porta Sant’Angelo, in uno slargo molto carino. Le mura di cinta che proteggevano il borgo sono molto ben conservate, e la porta è collocata su un’affacciata che guarda la vallata di traverso. Già nel piazzale i primi segni identitari: targhe in ceramica, maioliche, un primo negozio di vasellame proprio accanto alla porta. E poi si entra. Deruta si decora con la sua ricchezza: le maioliche colorate con motivi decorativi o figurativi (per lo più religiosi) spuntano qua e là, sui muri dei palazzi, sui muretti dei giardini. Qui l’arte è carattere, è identità. L’effetto è, non direi frivolo, e neanche discreto, ma leggero, delicato. Mattonelline piccole, frammenti, colori.
Sono proprio le mattonelle ed i colori ad attirarmi per Via El Frate, piegando a sinistra invece di proseguire dritto per la via che mi avrebbe portato nella piazza principale. Presto le ceramiche dell’Antica Fornace iniziano il loro richiamo. Il bravo ceramista utilizza le maioliche, i vasi ed i piatti colorati per indicare la strada al turista verso uno dei simboli più antichi del paese. Quando ci arrivo mi ritrovo di fronte ad un muro pieno di frammenti di ceramica colorata incastonati. Dentro, uno spazio stretto, pieno pieno di ceramiche in stile raffaellesco, ma non solo. In fondo, la fornace etrusca. Sì, a Deruta hanno iniziato veramente presto a lavorare la ceramica. Ci si entra, sotto, nella parte in cui si metteva il fuoco. Uno spaziettino piccolo, in pietra, riempito di reperti archeologici. Nella parte superiore, il vano per la cottura. I vasi vi venivano murati dentro per una settimana. Poi si riapriva poco a poco, e si lasciava raffreddare lentamente perché le ceramiche non si spaccassero.
Uscito dalla fornace proseguo per viette e scalinatelle e la presenza delle decorazioni e delle botteghe d’arte non mi lascia mai. Vicolo vicolo, si spunta, a toglier fiato, nella bellissima piazza dei Consoli. La piazza è molto ampia, sviluppandosi in lunghezza seguendo il lato della chiesa di San Francesco. È una piazza elegante, di quelle importanti che, come dicevo prima, testimoniano antichi fasti. In fondo alla piazza c’è una bellissima fontana. La chiesa, poi, col suo alto campanile è di quelle che si trovano solamente in centri di un certo spessore. All’interno era completamente affrescata, e parte degli affreschi si sono fortunatamente conservati. Più giù, la chiesa di Sant’Antonio Abate, con bellissimi affreschi di Benedetto Bonfigli.
Scopro così che a Deruta ci sono stati prima gli etruschi, poi i romani. Nel medioevo era un importante baluardo di Perugia verso sud e nel rinascimento raggiunse il suo massimo splendore.
Una sorpresa molto piacevole, insomma, di cui non vi tolgo il gusto. Lascio qualche foto ad arrivare dove non arrivano le parole, ed alla vostra curiosità, se l’ho stuzzicata, il compito di portarvici in prima persona. Raccontatemi voi il resto…
