Scultori a Brufa, la strada del vino e dell’arte: dove all’acciaio s’aggrappa la vite

10.04.2012
scultori_a_brufa
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Al centro di un triangolo ideale che ha per vertici Perugia, Assisi e Torgiano sorge un museo a cielo aperto, il piccolo borgo di Brufa, dove scultura e vite sembrano crescere assieme

Era il 1987 quando, con Brufa New York Brufa. Massimo Pierucci scultore, si inaugurava quella che un anno dopo sarebbe diventata Scultori a Brufa. La strada del Vino e dell’Arte. Lo scultore, nativo del borgo, tornava dagli Stati Uniti per regalare al suo paese un’opera in bronzo e pietra, I bovi, che fu collocata, non in un museo ma nel paese stesso. Da allora, grazie alla Pro Loco di Brufa, l’esposizione ha continuato a crescere, arricchendosi ed espandendosi. Ogni anno, uno scultore è chiamato ad apportare il proprio contributo, ad aggiungere a questo paese-museo un’opera nuova.  Così, fino ad oggi, venticinque artisti, hanno popolato il borgo e le campagne circostanti con le loro creazioni. Si va dall’arte figurativa a quella concettuale, dal simbolico all’evocativo, dall’utilizzo dei metalli a quello della pietra, in un mescolarsi di materiali, stili e di intenti che crea un forte dinamismo.

Avvicinandosi al paese, la visione delle figure, talvolta estranianti, che caratterizzano la scultura contemporanea, desta uno stupore che non è dato dal contrasto tra la tradizione che evoca questa terra con le sperimentazioni moderniste. Non colpisce lo stridere dei metalli, dell’acciaio, dell’industria, con il verde dei campi coltivati, ma proprio l’armonia che tra questi e quelli si stabilisce. Le sculture sorgono dalla terra, sembrano radicarvisi, e nascono con la cadenza regolare dei cicli della coltivazione.

C’erano qui, qualche secolo fa o solo qualche anno fa, torri, buoi, porte, donne come di montagna che abbiamo conosciuto, o “solo” sognato; a mano a mano che torri, buoi, porte, donne scompaiono anche dai sogni, dobbiamo fare in modo che una loro anima scolpita, una loro forma sensibile ne prenda il posto, dura come il marmo o l’acciaio o qualunque altro materiale, tenera come il rilievo dei sogni che gli occhi, guardandola, faranno riemergere dalle sue linee, dalla linea di senso universale che lo trattiene sotto terra mentre la fa volare nell’azzurro. (Maurizio Terzetti, Brufa sculture da collina, Fabrizio Fabbri Editore)

È emozionante vedere come la gente del borgo abbia fatto della scultura, del loro paese-museo, dell’innovazione che diviene reincarnazione del ricordo, una ragione di vita, di orgoglio e di identità. Tutto il paese partecipa, anno dopo anno alla scelta dell’artista, dell’opera, della collocazione. Raccontano di dispute accorate e di critiche che si protraggono a lungo. Quando arriva la fine di agosto, poi, e la festa per l’inaugurazione si avvicina – in concomitanza con la festa patronale (Sant’ Ermete, il 28 agosto) – e tutto un corri corri per ultimare i preparativi. Il fermento coinvolge tutti. Il paese ed i campi circostanti sono il museo, la popolazione il suo direttore artistico.

Così, di norma a cavallo tra agosto e settembre, in questo crocicchio sulla via del vino, sorseggiando un grechetto di Assisi o un Torgiano bianco, si può partecipare ad una manifestazione che prevede, oltre all’esposizione permanente ed alla presentazione della nuova opera, mostre temporanee, incontri con gli artisti e conferenze, senza ovviamente farsi mancare la buona cucina e le lunghe passeggiate.
Voi ci siete già stati? Se non lo avete fatto affrettatevi e fatemi sapere cosa ne pensate.

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