Teatro Nuovo “Giancarlo Menotti”: il più grande teatro all’italiana dell’Umbria

07.06.2012
Teatro_nuovo_Menotti_spoleto_umbria
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Tra tre settimane inizierà il 54° Festival Dei Due Mondi a Spoleto. Ho fatto una visita alla città e al teatro che porta il nome del suo ideatore per cominciare a sentirne l’atmosfera

Quando si pensa a Spoleto non si può non pensare al ponte. Al ponte-acquedotto dei Romani, quella strabiliante architettura celebrata da Goethe, ma anche al ponte di Menotti: quello tra i suoi due mondi, l’Europa e l’America, quello tra tradizione ed innovazione, quello tra arti e culture diverse.
Goethe e Menotti non erano di Spoleto. Spoleto la scelsero – e come dargli torto? – e la scelsero perché è di una bellezza unica, ma anche perché incarna, incarnava ed incarnerà, proprio questa idea di ponte.

Passeggiando per le vie della città vecchia, sono passato davanti al Teatro Nuovo “Giancarlo Menotti”. C’è una targa, fuori dal teatro, che fa bene leggerla:
In ricordo di Giancarlo Menotti, insigne compositore e grande uomo di teatro che nel 1958 inventò una sua Spoleto di musica, d’arte, di cultura e la regalò al mondo, realizzando l’immagine che la città aveva sognato per sé.

Ecco, il Teatro Nuovo, intestato dal 2010 a Menotti è una delle sedi centrali del Festival, dell’idea che aveva il maestro, del sogno che Spoleto aveva per sé. Il Teatro Nuovo è costruito all’antica: è un teatro all’italiana, il più grande di tutta l’Umbria con i suoi 800 posti. La sua storia non è delle più antiche: ha 148 anni e nacque da un’esigenza di innovazione. Era il 13 febbraio del 1846 quando il comune ne deliberò la costruzione perché il “Teatro antico” era obsoleto, sordo, inadeguato ad una città con aspirazioni artistiche elevate. C’era bisogno di qualcosa di nuovo… un ponte, il nuovo per ospitare la tradizione, l’antico, ma certamente anche l’innovativo. Furono stanziati 22.000 scudi!

Furono adottati tutti i crismi tradizionali: il progetto di Ireneo Alendri prevedeva un teatro a pianta a ferro di cavallo e quattro ordini di palchi più il loggione. Alla realizzazione parteciparono pittori, decoratori ed artigiani. Particolar cura fu messa nella realizzazione e pittura del sipario (portando con sé molte polemiche, e persino una citazione a Tribunale). Gli studi per il grande lampadario dorato vennero eseguiti a Parigi, mentre allo scultore Biagioli venne affidata la facciata, sulla quale spiccano le statue di Rossini, Alfieri, Goldoni e Metastasio. Nel 1854 il Teatro Nuovo era finalmente pronto ma fu inaugurato solamente sette anni più tardi. Circa cento anni dopo avrebbe ospitato la prima edizione del Festival dei Due Mondi.

Visitarlo, anche vuoto, fa venire la pelle d’oca. Perché è uno spettacolo di luci ed archi, di decorazioni ed alleggerimenti, di stile, di spazi. Perché ha il fascino del teatro, quello dei teatri antichi, ma anche perché semplicemente è il teatro di Spoleto, il teatro di Menotti, quello in cui ha idealmente preso forma una grandiosa idea di Spoleto “di musica, d’arte, di cultura”, e si è realizzato il sogno che una città aveva di sé.

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